Noi donne la conosciamo perché almeno una volta nella vita abbiamo avuto a che fare con la fame emotiva. VM-MAG ha chiesto a [...]
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Fame nervosa (emotiva): che cos’è, come individuarla e come combatterla (1a parte)

Ago 09 / 2018 6:00AM

L’esperta di Gestalt Elisabetta Leon racconta a VM-MAG come combattere la fame nervosa

Noi donne la conosciamo perché almeno una volta nella vita abbiamo avuto a che fare con la fame emotiva.

VM-MAG ha chiesto a Elisabetta Leon, Dottore in Scienze e tecniche psicologiche specializzato in gestalt counseling, Gestalt Experience (LEGGI QUI CHI E’ ELISABETTA LEON) di spiegare che cos’è esattamente – da non confondere con patologie della sfera alimentare più serie -, come affrontarla e come risolvere il problema, chiedendole anche di illustrare alcuni “trucchi” per ingannare questa nemica della serenità e del girovita – visto, peraltro, che siamo entrati a pié pari nella bella stagione calda -. L’intervento è suddiviso in due parti: la prima – online oggi – è dedicata alla spiegazione della questione dove l’esperta ci spiega in cosa consiste. La seconda parte, invece, online martedì 8 maggio, illustrerà le soluzioni per combatterla.

 

Che cos’è la fame nervosa

In questi anni il tema del disturbi del comportamento alimentare è molto attuale ed è cresciuto sia dal punto di vista del  riconoscimento che della possibilità di fare diagnosi di veri e propri disturbi quali anoressia, bulimia e Binge Eating Disorders – peraltro qualificati e rivisti nell’ultima edizione del Manuale Diagnostico e Statistico del Disturbi Mentali (DSMV). In questa occasione tuttavia affronteremo alcuni aspetti collaterali della nutrizione che, per ora, non sono riconosciuti ufficialmente nei Manuali di Psicopatologia.

Con il termine Emotional eating o fame emotiva ci si riferisce a quei momenti in cui l’assunzione di cibo non è determinata da un bisogno fisiologico (nutrirsi), ma dalla compensazione di un bisogno legato appunto alla sfera emotiva”.

Si mangia per noia, tristezza, rabbia, solitudine… e molto altro, non rendendosene però conto in modo consapevole. Si avverte cioè un disagio, che  porta a cercare conforto nel cibo, assumendone una quantità significativamente maggiore rispetto a quanto sarebbe necessario per sfamarsi (es. un pacchetto intero di biscotti al posto di due o tre), ma senza perdere del tutto il controllo o il contatto con la realtà. Tuttavia la sensazione di sollievo procuratasi con la torta o la pizza dura molto poco….dopo aver mangiato, ci si sente in colpa o a disagio, ci si critica e il tutto si riflette negativamente sull’autostima in generale.

Se la fame fisiologica, determinata da un bisogno fisico, è indicata da segnali corporei, quali appunto la sensazione di vuoto allo stomaco, non arriva in modo repentino e può essere soddisfatta da qualsiasi tipo di cibo disponibile, la fame emotiva è indirizzata a cibi particolari, molto spesso quelli definiti dagli americani Junk Food.

Spesso inoltre ci sono eventi “scatenanti” che in qualche modo si legano ai momenti in cui si assume cibo come “risposta”:

Mangio per evitare il conflitto: alcune persone posso avere difficoltà o non riuscire ad esprimere in modo assertivo la propria opinione in un confronto. In tal caso, assumere cibo successivamente, può essere un modo per “sfogare” la propria rabbia.

Mangio perché mi sento triste o solo: in alcune circostanze il cibo “riempie” vuoti di natura affettiva, fa compagnia, è una sorta di “amico” quando ci si sente rifiutati o spaventati all’idea di mettersi in relazione con gli altri

Mi faccio le coccole: il cibo può rappresentare un surrogato, di sessualità e intimità, quando la si evita o si hanno difficoltà a viverla serenamente. In tal caso anche l’ingrassare può inconsapevolmente rappresentare una “protezione”, rispetto appunto al vivere la propria femminilità una modalità che spesso si incontra nell’infanzia (“sei stato bravo, ti compro il gelato”), si utilizza il cibo per sentirsi spensierati come bambini, quindi per “fuggire”, sempre inconsapevolmete, dal fronteggiare le sfide dell’essere adulti.

Mangio come anti-stress: per alleviare lo stress legato all’insorgere di emozioni come rabbia, ansia, tristezza. Ma anche per placare la paura.

Mangio per premiarmi

Mangio perché sono un/a ribelle: in tal caso trasgredire (come orari, tipo di cibi etc) dalle modalità nutrizionali condivise è un modo per affermare la propria indipendenza

Mangio per non sentire la rabbia contro di me: a volte mangiare e “rimpinzarsi” serve a non sentire un giudice interno ipercritico con se stessi

La prossima settimana nella seconda parte, come riconoscere e combattere la fame emotiva

 

Elisabetta Leon, Dottore in Scienze e tecniche psicologiche specializzato in gestalt
counseling, Gestalt Experience, via porta lodi 12, Monza 345.1827001
leonelisabetta@gmail.com

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