Oggi si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (indetta dall’Onu nel 1999) e mai, quanto ora si [...]
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Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: ma loro da che parte stanno?

Nov 25 / 2017 12:15PM

L’ironia di una data che celebra le donne quando sono queste a essere le prime misogine

Oggi si celebra la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne (indetta dall’Onu nel 1999) e mai, quanto ora si sente la necessità di proiettare attenzione sulla questione femminile – oltre anche la violenza – poiché essere donna oggi, rimane una delle professioni più difficili da esercitare. Nelle ultime settimane di stupri famosi, Weinstein e Brizzi di turno, molestie nel mondo del cinema, ma anche interrogatori dove le donne vittime di stupro, sono tornate a essere inquisite, la frase “Io non difendo una donna solo perché donna” pronunciata da un’esponente di questo sesso, suona più anacronistica e perdente in partenza che mai. Una asserzione che negli ultimi tempi ho sentito e letto spesso – ed è emblematico, poiché nel 2017, non nel 1925 – c’è ancora culturalmente – prima ancora che biologicamente – una questione donna in atto.

Chi dice che non sta dalla parte delle donne, in quanto tali, quando appartiene chiaramente a questo sesso, non sta, di fatto, dalla propria parte ovvero dalla parte di se stessa ed è, oggettivamente, una posizione perdente e masochistica, anche se ostentata come asserzione politically correct e all’avanguardia

Come non bisogna aver divorziato per essere a favore del divorzio e non bisogna aver abortito per essere a favore dell’aborto, come non bisogna essere malati terminali, per essere a favore di una legge che consenta di porre fine alla vita, quando un malato sa che non ci sono possibilità di guarigione, ma soffre le pene dell’inferno, non c’è bisogno di trovarsi nella posizione di donna stuprata o molestata o umiliata per essere dalla parte delle donne.

Poiché essere dalla parte delle donne, senza se e senza ma, significa avere capacità empatica, significa sapere che anche se pensiamo che una cosa non ci capiterà mai – e come si fa essere sicuri di questo, tra l’altro?-, noi siamo in grado di metterci nei panni di una donna insultata, molestata o violentata o che ha subito un’ingiustizia.

Ma spesso, come ho già scritto più volte sono le donne stesse a non provare questa empatia perché, in realtà, ne hanno paura.

È una presa di distanza dalla parte di noi che non ci piace e che per questo ci affrettiamo a cancellare. Infatti, la cosa che ho notato più spesso nei commenti delle donne sui social, ad esempio, – e non ci vuole Freud per sapere che il linguaggio è sempre una spia che se letto o ascoltato, conduce al punto dolente-, è l’uso proprio del pronome Io per porsi in antitesi a quelle donne lì:”se io fossi stata in lei, avrei fatto così”, come a dire che siccome non si è comportata come avresti fatto tu – che in realtà, è, poi una supposizione che, molto probabilmente, rimarrà tale. Lord Jim è un romanzo di Joseph Conrad che spiega benissimo cosa sono le fantasticherie che facciamo sull’idea che abbiamo di noi stessi e ciò che poi facciamo nella realtà -, allora non merita la tua solidarietà o il tuo sdegno.

Allora vorrei dire a tutte queste femministe 2.0 che la questione donna è attuale più che mai e che non la risolveremo mai fino a quando ci lasceremo dividere da queste ideologie fallocentriche di cui noi, spesso, ci mettiamo, a servizio docili e sottomesse pensando cosi che ci diranno ‘brava bambina’, laddove l’essere brava significa essere inoffensiva è controllabile. Gli ebrei, da vittime dell’Olocausto, si sono trasformati in popolo orgoglioso che ha messo in chiaro che mai più avrebbe permesso che una cosa analoga sarebbe accaduta. Si è unito e ti ribalta, giustamente, ogni volta che qualcuno, anche un ebreo, mette in discussione l’antisemitismo o peggio, quando qualcuno nega l’Olocausto stesso. I neri, negli Stati Uniti, hanno creato un black power, tanto che lì è stato possibile avere un Presidente nero, ma non è ancora stato possibile, invece, avere un Presidente donna, laddove, cinismo, freddezza e opportunismo, sono delle doti se esercitati da un uomo ma sono imperdonabili peccati, se a esercitarli è una donna.

Noi donne siamo pigre perché in fondo ci piace avere qualcuno che pensa a noi e per noi perchè è meno faticoso – pensate a tutte le donne che in Italia, dopo anni di studio e lavoro, decidono di ritornarsene in casa a crescere figli, perché in fondo, se è “solo” quello che si fa, è meno stressante che affermare, anche solo all’interno della coppia che ai figli ci si pensa in due e anche con il modello quotidiano che si rappresenta -.

Invece la strada è ancore lunga, il seme del fallocentrismo è dentro di noi e se non ne prendiamo atto, la vera parità di possibilità di fare le stesse cose che fanno loro e non di essere come loro poiché non siamo uguali, non l’avremo mai. (Viviana Musumeci)

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