Conosco Bianca Gervasio da qualche anno e mi è sempre piaciuto il suo approccio pacato alla vita, anche se la sensazione è [...]
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A quattr’occhi con Bianca Gervasio: le mie “clienti” sono la mia passerella

Mar 30 / 2017 6:00AM

La stilista Bianca Gervasio a tu per tu con Viviana Musumeci in un’intervista esclusiva per VM-MAG

Bianca-Maria-Gervasio

Conosco Bianca Gervasio da qualche anno e mi è sempre piaciuto il suo approccio pacato alla vita, anche se la sensazione è che sotto una calma apparente covi un carattere impetuoso e pronto a esplodere in maniera appassionata laddove sia necessario. Ma facciamo un salto indietro: nel 2016 Bianca lascia Fragiacomo, marchio di calzature di cui ricopriva l’incarico di direttore creativo. Questa data segna un vero e proprio spartiacque: a Febbraio 2016 Bianca veste Noemi al Festival di Sanremo con i 4 looks diversi; contemporaneamente lavora a livello nazionale e internazionale come consulente senior fashion designer per diverse aziende di moda dagli abiti da sposa agli abiti alta moda o prét à couture; collabora con alcune storiche sartorie milanesi e infine crea, insieme ad altri talenti, un collettivo (“Collettivo Blossom” ) che si compone di un gruppo di professioniste, tutte donne: stylist (Salima Arfoudi) e sarte, per lavorare su progetti ad hoc per celebrities (come Arisa durante tutte le serate dell’ultimo X Factor) e/o donne che vogliono rivedere la propria immagine e farsi realizzare delle collezioni su misura.

stilista

“Il tipo di lavoro che faccio oggi mi permette di avere sempre le mani a contatto con la materia prima, dal foglio bianco alla matita ai colori ai tessuti, ai ricami, dal taglio alle cuciture tutto viene manipolato e passa attraverso le mie mani, e, come in un’alchimia Creo con la C maiuscola. Ho imparato ad ascoltare il mio talento ad alimentarlo con progetti che mi piacciono e non forzarmi a fare cose che non sento di fare”.

VM-MAG l’ha intervistata:

Back to basic: cosa significa per una giovane designer che ha assaporato il gusto delle passerelle tornare a fare gli abiti materialmente?

Tornare alle origini aiuta la creatività ad essere libera, e, tutto ciò che passa attraverso l’artigianato e quindi attraverso le mani acquista un’energia unica che non potrebbe esistere in un capo confezionato in una catena di produzione e di montaggio. Tornare alle origini significa non avere paura di disegnare qualsiasi cosa perché nella mia mente e nelle mie mani esiste la soluzione per realizzare anche le cose più particolari. Le passerelle sono un’emozione unica che non dimenticherò mai, oggi le mie passerelle sono le clienti private che indossano capi su misura e mostrano il mio lavoro nelle occasioni/passerelle speciali della vita quotidiana.

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Come vedi attualmente la creatività nella moda?

Oggi la creatività sembra molto confusa prende un po’ di qua un po’ di là, da vecchi archivi, dai bauli della nonna, da libri del costume, sento la difficoltà della creazione pura intesa come qualcosa che nasce dalle nostre menti e si sviluppa in una collezione, c’è la paura di non vendere, la paura che il capo non sia troppo commerciale e questo porta a rincorrere tendenze che non esistono più a copiare cosa fanno “Quelli Bravi” a mettere dentro una collezione un po’ di questo ed un po’ di quello. Questo è un errore enorme, più continuiamo a ripeterci a correre nella ruota come dei cricetini più morderemo la nostra coda e non riusciremo a vedere oltre ed a fare il nuovo ed il giusto per questo tempo. Per fortuna al di là della massa vedo anche stilisti molto bravi e freschi come Del Pozo che amo profondamente per colori, forme e materiali o Demna Gvasalia per Balenciaga, Raf Simons o altri giovani, anche italiani, che a modo loro cercano di fare artigianato, pezzi unici e su misura per identificare un nuovo ma originale modo di fare creatività e moda.

I cambiamenti ai vertici dei designer nelle grandi corporation come li vedi?

Trovo facciano parte di un percorso dell’evoluzione aziendale, nel bene e nel male. Ho visto e vissuto dei cambiamenti che non ho compreso e che non mi sono ancora del tutto chiari ma staremo a vedere…

Quali sono le donne designer di moda che fanno veramente la differenza e cosa significa farlo in un mondo di uomini?

Le donne designer, conosciute, che fanno veramente la differenza sono poche, una su tante è certamente Miuccia Prada che dona un esempio di collezione creativa, libera e speciale ogni qualvolta ne presenta una. Essere donna designer per me significa avere la capacità innata delle donne di Creare, tutte abbiamo questa capacità, nel mio caso, per il lavoro che svolgo è facile, con la matita o l’ago in mano immagino e realizzo mondi e diventa ancora più facile quando queste bellissime creatività e capacità si uniscono. Spesso lavoro con donne per le donne e noto l’immensa capacità di interazione, di stima, di aiuto, di sensibilità e di rispetto che si crea. Questo dona ad ogni singolo progetto un fuoco che io definisco il fuoco della creazione. Potrei dire che l’essere Donna si coniuga nel mio lavoro in questa frase: “Io creo da Donna per le Donne”.

Qual è la parte in cui preferisci cimentarti quando lavori a un progetto di moda?

Amo tutto il processo creativo legato alla realizzazione di un capo della creazione all’applicazione dei materiali e mi sento decisamente soddisfatta e appagata quando una cliente esce dall’Atelier con suo abito nuovo, realizzato solo ed esclusivamente per lei, soddisfatta ed appagata perché entrambe, insieme abbiamo raggiunto l’obiettivo nell’esaltare i punti di forza e nell’armonizzare ed equilibrare i punti di debolezza. Sono felice e appagata quando la cliente è felice del risultato e con indosso quell’abito si sente imbattibile e porta con sé il suo mondo ricco di emozioni e sensibilità. Questo è ciò che amo del mio lavoro e mi rende felice oltre il disegno, il colore, la linea, la cucitura ed i volumi di un capo.

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Che cosa sogni per te stessa?

Sogno di poter realizzare una linea di prèt à couture a mio nome ma con una filosofia ben precisa, perseverare nella Bellezza senza mai abbassarsi alla mediocrità e alla banalità.

 

Fare la moda/comunicare la moda: dove si colloca il valore vero oggi?

Oggi la moda comunica in modo immediato e social se non sei sui social praticamente non esisti. Ovviamente poter spiegare e raccontare l’artigianato, il su misura con un video o con delle immagini che durano pochi secondi non è così semplice anzi, questo purtroppo fa perdere il valore reale del lavoro e non esprime al meglio la bellezza di un lavoro che è caldo e tridimensionale, un lavoro fatto di alchimia, legami speciali e tempistiche lunghe, spesso su un capo ci sono tante ore di ricamo o di taglio e cuciture. Oggi siamo confusi da milioni di immagini social e di prodotto, la comunicazione più vera ed utile a durare nel tempo, per la moda su misura, secondo me, rimane sempre e comunque la cliente che indossa il capo. (Viviana Musumeci)

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