Care amiche, quello delle donne che non lavorano, per me, come sanno le persone che mi conoscono o che mi seguono sui social, [...]
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Lettera alle donne che non lavorano

Gen 10 / 2018 10:49AM

Una lettera aperta al gentil sesso che spesso si crogiola nel vittimismo di genere

Care amiche,

quello delle donne che non lavorano, per me, come sanno le persone che mi conoscono o che mi seguono sui social, è un argomento di interesse primario.

Che mi colpisce nel sangue, come donna, in primis, come madre e moglie, come giornalista, come docente che forma giovani donne. Spesso, tratto questo argomento, dicevo, e le prime a difendere con le unghie il “diritto” a non lavorare, sono spesso le donne stesse, perché se è vero che molte lavorano, è altrettanto vero che, culturalmente, usiamo questo diritto come carta o asso da usare, per starcene a casa.

Il mantra del sei donna, non lavori, stai in cucina senza problemi, per molte è ancora un mito, anche se, magari lavorando e avendo conseguito una laurea, non lo ammetteranno mai. Ma è un tumore culturale che sempre più spesso si trasforma in metastasi. Notizia di ieri, che non sorprende affatto nel nostro Paese, è che circa 25.000 mamme, in tutta l’Italia, dal Nord al Sud, lascino il lavoro: “Alla base restano i problemi da affrontare quando si prova a conciliare carriera e cura della famiglia nei primi anni di vita di un bambino tra costi alti per i nidi, stipendi bassi e nonni, spesso ancora in servizio, che non possono badare ai nipoti”.

Questa la causa, ma il modo in cui il problema viene affrontato, è sempre lo stesso, dimostrando, una scarsa opposizione di forza e armi, contro il problema: ovvero, restare a casa. E dato che la lamentatio è uno sport nazionale che aborro, lo detesto ulteriormente quando a lamentarsi sono le stesse che decidono di stare chiuse per, diciamo una decina di anni, l’unità di tempo utile per trasportare i pargoli dall’infanzia alla pre-adolescenza (momento in cui – pensiamoci prima – verremo messe – giustamente – da parte), lamentarsi perché dopo aver studiato, dopo essersi laureate e dopo aver maturato una certa autonomia economica, si lascia il tutto per crescere i figli e dopo tutto questo, dicevo,  si rimane confinate proprio in quello spazio lì, che diventa, oltremodo, angusto.Con un marito che, per giunta, continua a essere attivo, produttivo e indipendente.

Fare la colf non è disonorevole

Non c’è nessun problema nel fare la colf, se questa professione risponde a necessità o persino ambizione personale, l’importante, però è che l’ambizione ci sia, mentre spesso, è proprio questa la parola che manca nelle vite delle donne – altrimenti, quella della colf, con tutto ciò che ne consegue, sarebbe una professione diffusissima, invece, la maggior parte delle donne, praticano questa attività senza un corrispettivo economico -, perché fin da piccole o siamo state cresciute da modelli analoghi, quindi non facciamo altro che ripetere ciò che abbiamo visto fare a chi ci ha precedute, oppure siamo state cresciute da donne che lavoravano, ma che ogni santo giorno, in mancanza di wellfare e mariti che condividessero le mansioni domestiche, ci hanno ripetuto fino alla nausea che lavorare non è bello. Allora la precisazione da fare, sarebbe che “lavorare a queste condizioni, non è bello“, non solo, l’onestà intellettuale, aggiungerebbe che, lavorare, invece, è bello è arricchente,  e non solo economicamente, ma anche personalmente, intellettualmente – un vero e proprio stimolo – e semmai, starsene chiuse in casa a fare pulizie, lavatrici e cucinare per 40 anni, non aiuta di certo il cervello – motivo per cui gli uomini, a quell’età lì, sono comunque più interessanti delle donne che non hanno lavorato per starsene in casa -.

Ma andiamo allo step successivo: premettendo che una donna a 35 anni o 40 lasci il lavoro per stare a casa o non provi nemmeno a entrarci, di quei 40 anni passati a fare pulizie, lavatrici, spesa, e cucina, quante ore al giorno, su 24 sono impiegate in queste attività, veramente? Davvero, in onestà intellettuale, direste ad alta voce a una donna che, invece, lavora e cresce figli, che siete impegnate tanto quanto lei, stanche tanto quanto lei?

Perché anche qui, c’è un mito da sfatare. Se una donna vive in un appartamento che oscilla tra i 50 e i 100 metri quadri, queste attività, praticate giornalmente, se una vuole praticarle quotidianamente, quanto portano via di fatto, se una donna le pratica anche con una certa meticolosità e organizzazione? Se si è sane, non ci si deve curare per qualche malattia cronica che indebolisce o peggio, o se non ci si deve prendere cura costantemente di persone malate o anziane o entrambe le cose,

in quale malefico buco nero finiscono quelle 8 ore quotidiane?

E’ chiaro che se uno non ha voglia di lavorare, può esercitare questo diritto, ma è preoccupante che culturalmente sia accettata e invogliata la pratica al non farlo per genere d’appartenenza – il punto di vista sull’uomo che non lavora, ancora oggi è fortemente criticato. Mentre di una donna che non lavora si dice che fa la mamma e la casalinga, di un uomo, non siamo ipocriti, si dice che è nulla facente e di solito il tono utilizzato è di scherno, a sottolineare che ciò che è accettabile per un genere, per un altro non lo è -.

 

E allora, quello che dico alle donne che non lavorano e che si ritrovano nella descrizione di cui sopra, fatelo, ma non lamentatevi e siate consapevoli delle conseguenze:

 

  1. siete un modello e quindi genererete altri modelli culturalmente analoghi;
  2. stare in casa riduce stimoli e sfide – in ufficio un capo, un responsabile, per quanto protette contrattualmente, se dipendenti, oppure semplicemente i clienti, se siete libere professioniste,  vi chiederanno conto del vostro lavoro. Credetemi, è più stressante che guardare Uomini e donne, per tirare il fiatone pomeridiano -; non solo, i rapporti interpersonali, spesso non sono celestiali, ma aiuta a stare in società e il cervello esce dalla comfort zone delle mura casalinghe dove, per avere un minimo di scambio sociale, dovete spesso bere il caffé con i vicini anziani che vi parlano di malattie e morti, facendovi entrare in quel loop lì -;
  3. se state in casa e non riempite quelle 8 ore con interessi, dallo sport, al volontariato, alle attività che vorreste lanciare un po’ alla volta, quando i figli saranno più grandi e autonomi, se non leggete giornali, non aderite a movimenti politici – sì lo so, vi vengono i brividi a sentir parlare di politica, e in fondo, siete a casa anche per questo – sarete tagliate fuori dalla vita civile del Paese. Non lavorate voi, insegnerete alle vostre figlie a non farlo, meno tasse, più costi per la comunità, meno produzione, meno diritti, il Paese si svuoterà perché i giovani andranno a cercare il lavoro all’estero, e l’arretratezza, da culturale diventerà economica. La buona notizia è che potrete continuare a lamentarvi. Con le vostre vicine di casa anziane, mentre bevete il caffé. Bella prospettiva, nevvero?
  4. Come vi manterrete o, meglio, chi vi manterrà senza una pensione? Potreste scoprire che la mancanza di ansia da mantenimento durante il periodo della vostra vita in cui avevate più risorse fisiche e mentali per sostenervi, si trasformi in ansia da mantenimento per voi e per chi vi sta accanto, quando non sarete più in grado di farlo.
  5. Se questo articolo vi ha infastidito, avete ancora del tempo per cambiare le vostre vite. (V.M)

Comments (6)

VM-MAG / 17/01/2018 /

Laura, lieta che lei sia soddisfatta della sua scelta personale. Un consiglio, se mi è permesso: si faccia una pensione alternativa 😉

VM-MAG / 17/01/2018 /

Sandra, io, ogni tanto, mi godo, diciamo una volta all’anno, una puntata di Beautiful. Tanto il filo non si perde mai 😀

Lisa / 14/01/2018 /

Questo articolo è a dir poco agghiacciante.. Mi ha così offesa nel profondo.. Non lavorare a volte non è una scelta, ma una necessità e una donna lavoratrice ha tanti alibi per delegare in primis l’educazione, anzi la maleducazione dei figli, di cui la scuola gronda. Per stare a casa ci vuole fegato. Per stare dietro ai figli ci vuole tempo. E siccome non lo vogliono loro venire al mondo, è una responsabilità con cui dobbiamo fare i conti. Senza delegare nessuno. Lavorare e a volte è una comoda scusa per le donne come il non lavorare. :elemosinare piatti pronti dalle suocere, parcheggiare i figli dai nonni per il parrucchiere perché si lavora e non do ha tempo per sé. Io di figli ne cresco 3 e sono sola perché mio marito è spesso via. E tu assicuro che tempo per uomini e donne non ne ho.. E sono laureata a pieni voti in materie scientifiche e nei ritagli studio per un concorso per migliorare me, per cercare finalmente di ottenere ciò che la cura dei figli non mi ha permesso di far. Ma sono felice di esserne occupata.. Non rimango nulla. Il tempo dedicato in prima persona ai figli porrà sempre buoni frutti

VM-MAG / 17/01/2018 /

Avrei trovato più costruttivo, visto che ti senti offesa nel profondo, e l’articolo non ha nulla di personale, che avessi contrapposto in maniera più serena la tua scelta, cosa che ad esempio, ha fatto Laura. Come scrivevo altrove stamattina, quando posto articoli o post provocatori, non lo faccio pensando a una persona in particolare, ma affronto temi, del tutto generali, quindi se uno si ritrova o meno è una questione sua che poi può affrontare oppure no, come meglio crede. Ad esempio, io lavoro e ho fatto la scelta di seguire mia figlia, come libera professionista, facendo il cosìddetto turno notturno, da anni, ormai, ovvero quando è a letto, io vado avanti a lavorare, e questo, mi consente di stare con lei, quando termina la scuola. Le tue parole, le prendo come uno sfogo, punto di vista, opinione. Auguri per il resto 🙂

sandra / 13/01/2018 /

interessante articolo, molto provocatorio ma che fa riflettere anche chi, pur con molti figli ha deciso di tenersi stretto il lavoro…..
Anche se un caffè con la vicina anziana non mi dispiacerebbe, come vedere una puntata di uomini e donne…. Ahhhh

Laura / 11/01/2018 /

Adoro stare a casa !
Dopo il riordino ci sono tante belle attività da svolgere , passeggiate, gite, biblioteca, stare con i figli , passare del tempo prezioso con i
Genitori che hanno una certa età, uscire con le amiche, andare in palestra !!!
Non mi sento inutile e non mi sento una colf ! Sono orgogliosa di aver scelto la famiglia come “lavoro”
Perché anche se mi
Impegna tanto , mi da anche molta soddisfazione prendermi cura di loro e di me stessa ❤️

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