I medici hanno rinviato la condanna a morte di Charlie Gard, perché in estrema sintesi e provocatoriamente, di questo si [...]
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Charlie Gard non è un cavallo – e non lo siamo nemmeno noi –

Lug 01 / 2017 8:42AM

Il dibattito sul bambino inglese si allarga e dopo le scelte religiose, mediche o etiche, forse bisognerebbe pensare a quelle umane

I medici hanno rinviato la condanna a morte di Charlie Gard, perché in estrema sintesi e provocatoriamente, di questo si tratta. Al bambino inglese di 10 mesi affetto dalla sindrome da deplezione del dna mitocondriale le macchine che lo tengono in vita, avrebbero dovuto essere spente ieri, ma i medici dell’ospedale di Great Ormond Street Hospital di Londra hanno concesso un po’ più di tempo ai genitori del piccolo Charlie Gard da trascorrere col figlio.

Ho letto molti articoli in questi giorni e, volutamente, non ho scritto nulla perché da madre, questa storia la trovo atroce. Però oggi sento il bisogno di esprimermi poiché penso che uno degli elementi che porta a creare confusione è l’incapacità di capire che un diritto non è un dovere. Cerco di spiegarmi meglio.

Un conto è il diritto a scegliere se morire o meno quando soffri per una malattia dolorosa e incurabile, laddove a sceglierlo, sei tu – ed è un diritto a cui io sono favorevole e che, in Italia, dovrebbe essere garantito, al di là dei moralismi e delle interferenze della Chiesa – e un conto è il diritto – che si sono arrogati i medici – su questo tema. Se questo bambino è destinato a morire come dicono loro, avrei trovato più dignitoso che lo facesse tra le braccia dei genitori.

Non mi interessano le questioni politiche, moralistiche o religiose: a me interessa che venga difesa l’umanità che viene prima di qualsiasi sovrastruttura. E i tribunali inglesi, la Corte Europea, e i medici dell’Ospedale, l’umanità l’hanno persa per strada.

È aberrante che la Corte Europea di sia arrogata questo diritto di scegliere. Lo trovo aberrante per i genitori che esercitano la patria potestà, forse anche sbagliando, nella situazione estrema in cui si trovano, ma lo trovo aberrante anche per me e il mio futuro di essere umano.

Con questa sentenza si è passati, anche in Italia, da un diritto – inesistente – a un dovere imposto dall’alto – non ho potuto non pensare alla ferocia del Leviatano in questi giorni -.

Se il concetto che passa è che in presenza di una malattia mortale, all’ultimo stadio, solo perché soffri, lo Stato attraverso i medici, ti può chiudere le macchine che ti tengono in vita,

il volere di chiunque, dei diretti detentori del diritto di scegliere o dei parenti più prossimi, potrà essere bypassato.

E questo è gravissimo. Perché la stampa e i media, giustamente, quando si è trattato del caso di Eluana Englaro, DJ FABO e tanti altri, hanno sempre cercato di portare l’attenzione sul fatto che in Italia non sia ancora possibile scegliere. Questo però ha fatto dimenticare il fatto che per ogni DJ FABO che va in Svizzera – lecito e da rispettare – a farsi fare una punturina per abbandonare la Terra appesantita da sofferenze e dolore, ci sono almeno 50 persone sconosciute che arrivano fino al capolinea. E alcune di queste, lo fanno per scelta. Non ci è dato sapere se soffrono di più di meno, se siano migliori o peggiori. E’ così. E va rispettato.

Perché se è vero che è possibile fare un testamento quando si è sani, pensando di poter decidere cosa fare nel caso in cui ci si trovi in una situazione, è altrettanto vero che non sapremo mai cosa faremmo veramente in quella situazione, passandoci attraverso e siccome l’essere umano non è una macchina, le reazioni, la capacità di resistere, di trovare risposte è varia e diversa per ognuno di noi. Quindi sì, se scrivo un testamento dove spiego cosa voglio venga fatto nel caso in cui mi trovassi in una situazione di malattia o altro, è lecito e giusto e me ne assumo la responsabilità; ma se non scrivo nulla, è perché non dico nulla e non voglio che sia la Corte Europa a decidere per me.

Si dice: “Chi tace acconsente”. Io sono più per il Berchet il quale sosteneva con violenza: “Chi tace non dice nulla”.

L’umanità è l’elemento che fa la differenza. Non siamo cavalli zoppi da abbattere perché non più in grado di stare in piedi. E quando li abbattiamo, lo facciamo non per nostra umanità, ma perché pensiamo che non ce l’abbiano loro e per questo decidiamo che non abbia più senso che stiano in vita, solo per soffrire.

Charlie Gard rischia di essere trattato alla stregua di un cavallo. A anche noi. In futuro. Dopo la Sentenza della Corte Europea.

(Viviana Musumeci)

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