Sono settimane che mi sento sotto assedio, come donna e come giornalista: la misoginia è tornata prepotentemente di moda, o [...]
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E’ inutile arrabbiarsi per Pandora: la pubblicità riflette la condizione della donna in Italia

Dic 02 / 2017 8:13PM

La pubblicità di un marchio di bijoux infiamma il web. Ma se la donna viene sempre rappresentata come massaia, la colpa è dei mezzi o delle donne che sguazzano in questa condizione?

Sono settimane che mi sento sotto assedio, come donna e come giornalista: la misoginia è tornata prepotentemente di moda, o forse, in realtà, non è mai andata via, è stata camuffata per anni sotto una patina perbenista, di cui ci siamo convinte per comodo, ma è bastata osservare la reazione di attrici e donne nel resto del mondo, contro uomini che accusati di essere stupratori e molestatori. Negli States, ma anche nel Nord Europa,victims come first. In Italia, buona parte della popolazione maschile,in primis – ma la sorpresa dov’è? – e femminile, poi, la presa di posizione è stata a favore dei presunti mostri, tutto questo senza nemmeno bisogno, nel caso ci fosse la necessità, di arrivare davanti a un giudice.

In questi giorni, quindi, ho riflettutto molto sulla questione, riprenendo in mano un vecchio libro che, sembra scritto oggi, ahimé, e la cui autrice si starà rivoltando nella tomba; io mi immagino Simone De Beuvoir esclamare:

“mon travail à eté foutu par des femmes, cette fois “

 

e c’è poco da ridere se si pensa che ancora oggi ci sono donne laureate, che godono di alcuni diritti, ma ad esempio, quello di andare, per l’appunto, all’università – cosa proibita in altri posti – che nel 2017 pensano che lasciare il lavoro dopo il matrimonio o dopo il primo o il secondo figlio, sia una scelta naturale, laddove la scelta viene fatta in piena coscienza, poiché è proprio il concetto di libertà a dover essere analizzato.

Sarebbe una scelta lasciare il lavoro, se ci fossero altre alternative come, ad esempio, un giusto welfare che consentisse anche agli uomini di fare la loro parte, perché, fino a prova contraria, i figli si fanno ancora in due, e in due bisognerebbe crescerli, anche con il tempo messo a disposizione. E sarebbe libertà se, la scelta si dividesse a metà, ovvero, se in Italia il numero di uomini e donne che lasciano il lavoro dopo gli studi e i figli, si eguagliasse. Invece, i dati dicono un’altra cosa:  il presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, in una audizione davanti alla Commissione degli Affari Costituzionali alla Camera ha spiegato, poco tempo fa che: «Le donne nel nostro paese sono mediamente più istruite degli uomini, ma i loro tassi di occupazione sono ancora molto bassi».  Tutto questo a causa della scarsa “condivisione dei compiti in famiglia” – ma questo si sapeva -. In particolare, la ricerca dell’Istat evidenzia come per le donne la quota di 30-34enni abbia un titolo di studio universitario si aggira sul 32,5%, contro il 19,9% degli uomini. Inoltre, sempre l’Istat evidenzia come le donne italiane laureate in discipline tecnico-scientifiche siano, in cifre, in linea con la media europea, ma nonostante ciò sul fronte dell’occupazione femminile, l’Italia sia ancora nella classifica Ue agli ultimi posti.

Detto ciò, dove avviene la scelta? Sono gli uomini che ci impediscono materialmente di andare a lavorare una volta avuti figli? Se il problema è l’assenza del welfare, quanto facciamo noi per convincere i nostri compagni a darci una mano e a dividere equamente i compiti in famiglia?

Esiste una vera e propria coercizione o siamo noi, che docili docili, ci accucciamo facendoci abbagliare dall’idea di non “sbatterci” tutti i giorni per pochi soldi, visto che tanto, c’è qualcuno che al massimo pensa anche per noi?

Uno degli indicatori che spiega  a che punto sia la società femminile in Italia,  è la pubblicità, soprattutto quando viene declinata in tv o su stampa, poiché è quella che si indirizza alla massa. Ed è sconfortante vedere come la visione della donna in Italia nel 2017 sia quella delle immagini qui di seguito

Oppure questa:

Possiamo scandalizzarci quanto volete davanti alla domanda di Pandora: “Un ferro da stiro, un pigiama, un grembiule, un bracciale Pandora” oppure davanti alla scritta “gioco da bambina” laddove si dà per scontato che già fin da piccola, la giovane donzella debba essere educata al concetto di gender e che impari a fare le pulizie subito perché il maschio, si sa, sporca e non pulisce, ma la verità è che:

Questa è la fotografia della società e in particolare, della donna in Italia nel 2017.

Se la donna, nella massa, si contraddistinguesse per potere, capacità di portare avanti famiglia e lavoro – con un equo supporto da parte dei compagni -; se la donna, una volta terminati gli studi, non abdicasse alle proprie ambizioni per non dare fastidio a lui che se no si sente sminuito – alle volte si guadagnasse, persino, di più del proprio compagno, quando in fondo, trovare la mancetta su frigo o su un conto corrente piccino picciò, sempre che la mancia ci sia, sarebbe così facile e per qualcuna è persino “un’ambizione” -; se le donne medico, fossero tante, ma anche primarie, se le docenti fossero tantissime, guadagnassero in maniera adeguata e fosesro anche rettrici delle università, se le donne in politica – a proposito, siamo in campagna elettorale, ma di donne che parlano di questione femminile, a parte Laura Boldrini, nel suo ruolo di Presidente della Camera dei Deputati, non se ne vedono molte. Persino l’onorevole Brambilla preferisce schierarsi a favore degli animali, come se la questione donna fosse definitivamente risolta. La questione femminile è tamente ignorata che non emerge nemmeno come tema elettorale per prendere voti. Non siamo interessanti nemmeno come target elettorale – facessero squadra portando avanti battaglie atte a cambiare le leggi – no, non apro ora la questione femminicidio -; se le donne si appoggiassero fra di loro – l’unica cosa che non sono state in grado di imparare dall’uomo che, può anche fare pettegolezzi sull’immoralità del proprio capo, ma sempre lui continuerà ad appoggiare, piuttosto che una donna e, a questo punto, lasciatemelo scrivere, a parità di immoralità, tra un uomo e una donna, io farei passare proprio quest’ultima piuttosto che punirla perché le donne devono essere migliori -. Insomma, se la norma in Italia fosse che una donna studia, si laurea, va a lavorare e arriva alla pensione con le sue gambe, da due generazioni e se gli uomini scegliessero di stare a casa per fare i genitori e accudire i figli esattamente come le donne, allora sì che stare a casa e non lavorare sarebbe una scelta.

Non solo, la pubblicità non ci rappresenterebbe, nella massa col mocio vileda in mano.

Quindi non prendetevale con la pubblicità. Che è solo lo specchio della Regina di Biancaneve (Viviana Musumeci)

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Comments (1)

Simona Pergolesi / 02/12/2017 /

Cara Viviana, tanto cara ci fu e quanto ci illumino’ la cara Simone de Beuvoir! Le tue considerazioni sono molto interessanti e fanno pensare, come sempre. Se da un lato mi trovo allineata al tuo pensiero di massima, credo anche che il concetto di ambizione sia molto personale. Al di là degli studi universitari, molte ragazze-future donne davvero ambiscono primariamente a fare le donne di casa, accudendo la famiglia secondo ciò che ritengono utile e “giusto” per loro e per la cultura che hanno respirato e assimilato. Chissa’ se per questo loro sogno “rinuncino” tutte al lavoro o alla carriera? Rinuncerebbero se dessero a quest’ultima l’importanza che altre donne diverse da loro le danno. Ma se, vuoi per gli schemi famigliari e culturali con i quali interpretano e scelgono, vuoi perché magari alcune si sentono più a loro agio a dannarsi in casa che non a dannarsi sul lavoro, alcune donne scelgono di non lavorare e sono contente, io, da donna lavoratrice – che quando pensava di volere figli non ha mai pensato di stare a casa per loro – non mi sento particolarmente colpita dalla loro scelta né penso che siano uno smacco alle tante battaglie per l’avanzamento della donna sul lavoro. Concordo d’altronde con te che, per l’altra fetta, quella che effettivamente rinuncia (e non sempre conosciamo fino in fondo i motivi di questa rinuncia, dovuti magari a nonni lontani o inesistenti, costi di asili e tate che vanificherebbero stipendi magari non proprio dignitosi) una politica di walfare che cominci seriamente a propagandare e incentivare concretamente la parità, intesa sia come l’ “Anche mammo è bello”, sia come stipendi per le donne più consistenti, aiuterebbe a prendere anche scelte diverse.
Riguardo il carrellino delle pulizie lo trovo targetizzato non necessariamente a tutte le bambine ma solo a quelle che vorrebbero replicare i gesti della mamma, suĺla stessa scia del vecchio dolce forno, del ferro da stiro giocattolo, ecc. Anche per i maschietti ci sono le valigette degli attrezzi ma non per questo gli uomini si sentono offesi pensando che qualcuno stia dicendo loro che sono buoni solo a fare lavori manuali. Poi sta a chi li sceglie quei regali e, con essi, al messaggio che darà a suo figlio/a. Ad esempio, fare le pulizie e trasformarle in un gioco ed in in momento di vicinanza (quando mia madre puliva io dovevo stare altrove) e, perché no, di divertimento e complicità, magari inventandosi dei giochi su chi arriva prima in fondo al pavimento o disegnando forme geometriche mentre si passa lo straccio, può servire a far vivere il momento delle pulizie stesso come momento sereno e non palloso (mia madre sbuffava sempre ed era nervosissima quando faceva le pulizie e io infatti odio farle). E pensa se proprio una di quelle mamme “rinunciatarie controvoglia” mettesse in mano il set Vileda al suo caro figliolo… improbabile ma non impossibile per iniziare a cambiare il futuro, vero? A volte le rivoluzioni iniziano con le piccole rivincite? Ecco, sì, forse da donna avrei apprezzato di più un messaggio “giochi unisex” e sicuramente avrebbe fatto ugualmente clamore ma con un messaggio completamente diverso e rivoluzionario. Il messaggio di Pandora invece lo voglio leggere da un altro punto di vista, ossia quello dell’idiozia di molti uomini (fortunatamente non tutti) che non spendono un minuto per pensare al regalo per la moglie casalinga e –
rilegandola solo all’ambiente domestico – cercano regali solo appartenenti a quella sfera, come se non vedessero più il suo essere “anche” nel mondo (il pigiama, il grembiule). Una cosa è certa: io adoro i pigiami e a Natale ne vorrei ricevere uno nuovo… Ma a questo punto se mio marito me lo regala mi preoccupo! ?

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