Da qualche tempo a questa parte, mi sono presa la briga di mettere la testa dentro Instagram un po’ meglio e con [...]
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Vi spiego perché il defollow cinico su Instagram è controproducente, oltre che sbagliato

Ott 02 / 2017 4:00AM

Una pratica destinata a scomparire grazie alla maggiore preparazione degli utenti e delle app in circolazione che sgamano i furbetti

viviana musumeci, vm-mag

Da qualche tempo a questa parte, mi sono presa la briga di mettere la testa dentro Instagram un po’ meglio e con maggiore assiduità, per motivi professionali e perché ho da poco inaugurato anche la pagina di questo magazine – anzi, se volete seguirmi anche lì, sono ben lieta di accogliervi e conoscervi meglio -, e la cosa che mi è balzata agli occhi, grazie anche all’uso di un’app specifica e particolarmente precisa – Reports+ – è l’abitudine, sempre più diffusa, di praticare il defollow cinico. Non tutti bazzicano Instagram in maniera assidua, ma si limitano a mettere qualche like e a caricare qualche foto, ogni tanto. Ed è proprio su questa tipologia di persone che i defollowatori cinici fanno affidamento per crescere.

Ma che cos’è il defollow cinico? Ve lo spiego, ma prima facciamo un salto indietro

Instagram nasce come social network su cui condividere immagini che mostrino gli istanti delle nostre vite. Nasce come social spontaneo, basato sul piacere della condivisione e dei like alle immagini. Con il tempo, Instagram, grazie anche alle sue enormi potenzialità, è diventato il regno degli influencer o aspiranti tali – a me, a volte, ricorda l’America dei film americani, dove tutti sono attori e artisti, ma per campare fanno i camerieri -. Per cui, anche chi, di fatto non è – ancora – un influencer, per emulazione, si comporta come loro e la prima cosa che salta all’occhio, nell’account di un influencer, è il numero di followers contrapposto al numero di follow. Di solito, un influencer ha un alto numero di followers, ma segue poche persone e questo, fin dall’esordio di Instagram è stato un elemento contraddistintivo, ad esempio, rispetto a Facebook, dove, si può chiedere amicizia, ma se la si concede, il rapporto è paritario. Instagram, fin da subito, ha tenuto separati follower e follow, creando – meccanismo perverso – una sorta di gerarchia implicita, laddove chi ha più followers, è più “valutato”, anche se in seguito, sono intervenute altre dinamiche – come ad esempio l’engagement derivante dai commenti e non dai soli like -.

Questo ha portato un’evoluzione nello strumento, un upgrading, ma anche qualche perversione, laddove, chi ambisce a diventare un influencer, talvolta, bara o utilizza metodi non proprio carini nei riguardi del prossimo. Uno di questi è, per l’appunto, il defollow cinico.

Definizione: seguo una persona, questa, per carineria mi ricambia il follow – in fondo, non tutti ambiscono a diventare influencer oppure pensano di poterlo fare, anche avendo una crescita organica lenta, ma di valore -. Poi, una volta ottenuto il follow, pensando che chi mi ha seguito non lo sappia, lo defollow e seguendo questa pratica in maniera costante, mi ritrovo ad avere una base di followers più ampia e di persone seguite più bassa.

Perché questa pratica è destinata a fallire?

Per due ragioni: tutti oggi, su Instagram, vogliono essere influencer, quindi se, attraverso una applicazione si “sgama” chi fa questo tipo di giochetto, non solo lo può defolloware e bannare, ma lo può anche segnalare, mettendolo in una black list da condividere poi, pubblicamente, o con i propri contatti.

Secondo, perché è, oggettivamente, una pratica da losers, in quanto, oggi, l’algoritmo di Instagram non si lascia impressionare dal numero di followers – forse alcuni utenti distratti, sì -, per cui se al numero elevato di followers non corrisponde un altrettanto engagement degli utenti con tanto di commenti sulle immagini postate, di fatto, non si ottiene nulla. Basta guardare gli account dei veri influencer che non si limitano ad avere una miriade di contatti, ma anche di commenti sui loro post e scambi di opinione.

In qualsiasi caso, questa pratica è, al di là del lato tecnico, sciatta e cafona. E’ un po’ come quando vi chiedono amicizia su Facebook per mandarvi, subito dopo che avete accettato, una richiesta di like a una pagina. Solitamente scatta il ban e comunque i like ottenuti così, non servono a nulla.

Meglio investire,  tempo ed energie, nelle relazioni. Del resto si chiamano (social)network per questo. (Viviana Musumeci)

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