NOI CENERENTOLE DIVENTATE PRINCIPESSE Autobiografia – autorizzata – delle calzature Apepazza Primavera 1983. [...]
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Apepazza compie 30 anni

Ott 06 / 2015 6:24AM

NOI CENERENTOLE DIVENTATE PRINCIPESSE

Autobiografia – autorizzata – delle calzature Apepazza

Primavera 1983. Eravamo stufe. Stufe scarpe, come si dice nel nostro ambiente… In quel magazzino buio e silenzioso noi, centinaia di espadrillas multicolori, stavamo da mesi e mesi. A un certo punto, stufe scarpe, avevamo deciso di sgusciar fuori dalle scatole per distrarci e sgranchirci almeno un po’. Per qualche tempo ci eravamo svagate con passi di ogni tipo, valzer, polka, flamenco, rumba, saltamartino, perfino il «mondo» (si saltava a turno su un percorso fatto con i nostri laccetti), ma alla fine la noia era tornata e ormai ci consumava, così tanto che tutte le 40 si sentivano già delle 36… Sospiravamo, sbadigliavamo e rimpiangevamo il sole della Spagna, le mani sapienti che ci avevano tagliate, modellate, intrecciate e cucite facendo di ognuna di noi un piccolo capolavoro. Qualcuno si sarebbe mai ricordato che esistevamo? Poi, una mattina, mentre giocavamo ad «acchiappa la suola», il miracolo! Passi, voci, il rumore di una chiave nella serratura…. «Arriva qualcuno!» strillò la 37 ciclamino che fungeva da arbitro. «Presto, nelle scatole!»Fuggi fuggi generale, una folla arcobaleno di espadrillas che correvano qua e là, cercando di riaccoppiarsi per colore piede e numero. Appena in tempo… Nello stanzone erano entrati una ragazza e due ragazzi. Tutti e tre altissimi e, così ci sembrò, molto incuriositi dal vecchio magazzino. «E questi chi sono?» bisbigliarono due 39 giallo sole. «I figli dell’umano che ci ha comprate! Adriana, Claudio e Roberto!» risposero le 41 nere, le pettegole del gruppo. «Per tutti i lacci, stanno venendo proprio qui…» esclamarono le 35 celesti. I tre ragazzi adesso aprivano le scatole. «Ehi, ma qui ci sarà un migliaio di espadrillas! Che ne facciamo?» «Vendiamole! Però… ormai tutti vendono espadrillas!» «Sta’ a vedere che adesso ci richiudono qua ad ammuffire!» grugnì una coppia di 39 rosse. «Io forse ho un’idea!» esclamò Adriana. «Venite con me…» I tre fratelli si allontanarono. Spiavamo ansiose… I nostri cuoricini di corda battevano così forte che tutte le scatole sussultavano. I minuti non passavano mai, potevamo sentire i tre ragazzi discutere in uno stanzone vicino, senza però capire di che cosa parlassero… E finalmente i tre tornarono, con ceste stracolme di strani gingilli: ninnoli colorati, nastri damascati, guarnizioni luccicanti di paillettes, di fiori ricamati, coccarde di seta, pezzuole di trina e simili. Quelle ceste erano un autentico scrigno del tesoro! Adriana, tornata bambina con le sue bambole, in base ai colori e al suo estro incominciò ad assortire alcune di noi con quelle caleidoscopiche decorazioni,. «Che ve ne pare?» chiese ai fratelli. «Ehi, fantastico!» «Nessuno ha mai creato espadrillas così!» esclamarono Claudio e Roberto. I tre fratelli si misero all’opera con entusiasmo. Ago, filo, calcoli, progetti, sogni… E noi lasciammo fare, tutte euforiche. Sembrava che la Fata delle Scarpe Felici ci avesse sfiorate con la sua bacchetta magica! Un colpo di genio, un pizzico di brio e la nostra semplice grazia era diventata fascino allegro e intrigante… Ma la Fata delle Scarpe Felici aveva deciso di andare oltre… Qualche giorno dopo ci notò un venditore molto intraprendente. Colpo di fulmine. «Strane, ma belle! Potrebbero piacere!» Detto fatto, si portò via le più carine tra noi e dopo un’ora soltanto tornò con un ordine di 5000 paia… e la richiesta di altri modelli da sottoporre ad altri clienti… Clienti che in poco tempo da uno diventarono trenta… e vendite che in soli sei mesi salirono a 50.000 paia. Da non crederci! Ben presto servirono nuove scarpe grezze, nuovi accessori e nuovi artigiani per cucire le guarnizioni e ricamare le tomaie… E in quattro anni, favoloso!, di noi furono vendute oltre 500.000 paia a stagione. Ma non basta ancora. Il «tocco magico» di Apepazza in questi anni è stato di aiuto alla realizzazione di scarpe in corda per stilisti di fama mondiale: Andrea Pfister, Fendi, Philippe Model, F.lli Rossetti, Pollini, Emporio Armani, Richard Tyler, Yves Saint Laurent, Vera Wang… E oggi? Bèh, vi sorridiamo dalle vetrine dei negozi più chic. E non siamo più soltanto originalissime espadrillas, ma molto di più: una linea completa di sandali, scarpe, stivali ed accessori che con il marchio Apepazza hanno conquistato tutte le donne che amano calzare quel qualcosa in più che parli di loro, della loro verve, del loro spirito, della loro voglia di essere uniche e di distinguersi… Per Adriana, Claudio e Roberto il gioco si è trasformato in successo e noi, le espadrillas cenerentole, adesso siamo principesse. Ma non abbiamo perso la voglia di camminare e andare lontano… con voi!

E ora, l’intervista ad Adriana Bagante, creatrice con i fratelli del marchio Apepazza:

Come è nato il marchio Apepazza e cosa si prova a tagliare il traguardo dei 30 anni di attività?

30 anni ? Cavolo ! Sembra ieri. Scherzi a parte si prova…….. un grande orgoglio. Essere presenti da 30 anni nelle migliori vetrine, e non solo italiane, è un traguardo che ripaga molta “meravigliosa” fatica.

Perché il nome Apepazza?

E’ un nome di fantasia. Ci piaceva tantissimo il suono e la sua capacità di comunicare la diversità del nostro prodotto. Nelle nostre collezioni abbiamo sempre dato spazio ai colori, agli accessori ed ai mix di materiali anche quando fare ciò poteva sembrare un po’ pazzo e stravagante.

Come è cambiato il marchio se è cambiato? E il mondo della calzatura da donna?

Fondamentalmente non è cambiato. Cerchiamo da sempre di dare personalità ed originalità ai nostri prodotti utilizzando combinazioni di materiali particolari ed accessori frutto di lavorazioni manuali, mantenendo però un look sempre molto femminile e portabile. Per quanto riguarda la calzatura da donna il grande cambiamento è avvenuto certamente nella metà degli anni 90. I grandi della moda in quel periodo sono entrati prepotentemente nel mondo della calzatura rivoluzionandola completamente. Grazie a loro si sono finalmente aperte le porte ad una creatività senza limiti. E’ stato per me di grande stimolo, mi ha portato a rivedere il modo di concepire la collezione aprendomi a mondi prima inimmaginabili.

Cosa si aspetta e si propone per i prossimi 30 anni?

Grazie all’entrata della terza generazione ora ho finalmente modo di trasferire ciò che ho imparato in questi anni aggiungendo così alla mia esperienza la carica che solo i giovani sanno dare. Sono certa che il mix sarà una splendida sorpresa. Per quanto le cose possano cambiare le donne vorranno sempre essere belle e, senza un gioiello che adorni i loro piedi non potranno mai vivere. (Viviana Musumeci)

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