Qual è il senso di una mostra sui paparazzi oggi? Quella dei fotografi che inseguivano avventurosamente i divi soprattutto [...]
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Arrivano i paparazzi a Torino allo spazio Camera

Set 20 / 2017 6:45AM

Fino al 7 gennaio prossimo presso Camera Torino

Sofia loren

Qual è il senso di una mostra sui paparazzi oggi?

Quella dei fotografi che inseguivano avventurosamente i divi soprattutto negli anni 60 e poi, con un ultimo bagliore di vero divismo, negli anni 90 è la storia di una società che non esiste più. Se un tempo il rapporto tra celebs e paparazzi era necessario per la sopravvivenza di entrambi, oggi, grazie alla moderna tecnologia, questo legame di vitale necessità è praticamente superato, o quantomeno, drasticamente ridimensionato. Tutti, con l’ausilio di smartphone e tablet, possiamo trasformarci, potenzialmente, paparazzi. – forse non tutti ricordano che il primo paparazzo armato di smartphone è stato un ragazzino in gita scolastica che all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi riconobbe, nel 2005, l’allora ministro delle finanze austriaco Karl-Heinz Grasser, in compagnia dell’ereditiera Fiona Swarowski, divenuta in seguito sua moglie. Peccato che all’epoca Grasser avesse annunciato in pompa magna le sue nozze con un’altra signora e che a causa di questi scatti e della risonanza a livello internazionale, le suddette nozze, saltarono -. Per non parlare poi dei servizi fotografici fintamente appaltati dai giornali stessi che in realtà non sono degli scatti rubati, ma dei posati a tutti gli effetti. Tutti possiamo ambire ai nostri dieci minuti di fama senza passare dalla tv, ma usando Instagram:

Vacchi docet.

Per questa ragione ha senso riproporre, forse, per le generazioni più recenti una mostra dove si parla di quel tempo perduto e di un divismo che non tornerà più: i più giovani conoscono tutto di Rihanna, di Justin Bieber o di Chiara Ferragni e Fedez: ne vivono le relazioni liquide, vere o finte che siano, immersi nelle loro “stories” che altro non sono che un simulacro ormai, di vita vera, una vita rappresentata o ripresentata. Ma ignorano, probabilmente, chi fosse Jackie Kennedy Onassis, Brigitte Bardot, Audrey Hepburn o Liz Taylor e di come abbiano fatto sognare, grazie anche a questi signori che rubavano letteralmente delle immagini, talvolta eccessive, rischiando di essere malmenati di vip – in una foto, un’arrabbiatissima Anita Ekberk prende in mano un arco per infilzare con delle frecce un malcapitato fotografo che voleva ritrarla in una delle tante notti di scorribande mitiche nella centralissime vie della Dolce Vita -.

Ecco, come, quindi, Arrivano i paparazzi – allo spazio Camera di Torino fino al prossimo 7 gennaio – può essere vista come una mostra nostalgica su una società che non c’è più e che ci piace fare rivivere. Del resto questa è un altra delle capacità intrinseche della fotografia: consacrare un momento nell’eternità. Un altro tema che assurge un particolare rilievo è quello del fake e del ritocco e della veridicità delle foto:  le affascinanti immagini di Alison Jackson, dei falsi di autore, raccontano una storia, per l’appunto, verosimile  ma impossibile che, non è mai stata consegnata a noi utenti sotto forma di immagini reali: dei momenti di intimità tra Marilyn Monroe e JFK, la finta modestia di Lady Diana affidata a un gesto liberatorio – l’alzata del dito medio, contro l’ex marito o contro la casa Reale? Forse entrambi – e una passeggiata di shopping, sempre tra Diana e, questa volta Marilyn.

Quest’ultima, è l’unica immagine che spiega quanto le altre siano, ahimé, impossibili.

(Viviana Musumeci)

ARRIVANO I PAPARAZZ! FOTOGRAFI E DIVI DALLA DOLCE VITA A OGGI

CAMERA CENTRO ITALIANO PER LA FOTOGRAFIA

TORINO

APERTA FINO AL 7 GENNAIO 2017

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