Come abbiamo avuto modo di scrivere in un precedente post apparso qui su VM-MAG, spesso si sente annunciare la morte del [...]
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Le 4 ragioni per cui aprire un blog aziendale oggi è più importante che mai

Mag 29 / 2017 6:00AM

Nella battaglia tra blog e social, i primi hanno ancora molto da dire

blog

Come abbiamo avuto modo di scrivere in un precedente post apparso qui su VM-MAG, spesso si sente annunciare la morte del blog. Per chi ha più di 40 anni e vive nel mondo dei media da qualche tempo – inclusi quelli tradizionali -, è chiara una sola verità:

non esistono mezzi o strumenti di comunicazione che muoiono.

Al massimo, cambiano i pesi e gli equilibri o si evolvono. Negli anni 80 con l’avvento di video musicali, si annunciava la morte della radio.

Andatelo a ricordare oggi a Linus o a a Lorenzo Suraci e, per quando la sfida sia challenging e legata ai tempi che viviamo, vi riderebbero in faccia.

La parola chiave, nell’era della convergenza, è crossmedialità

Ma torniamo ai blog. A parte personaggi come Garance Dore o Scott Schuman che sono riusciti a mantenerli in vita e in ottima salute seguendo, peraltro, strategie e approcci diversi – diremmo opposti, a dirla tutta, laddove Garance Dore è la quintessenza dell’evoluzione e del cambiamento, mentre Schuman è l’esempio di immanenza durevole che si nutre della staticità trasformandosi in valore -, esistono altre casi e situazioni che mantengono vivo il rapporto con i propri blog aziendali perché essi continuano ad avere una marcia in più o diversa rispetto ai social.

Ecco, quindi, le 4 ragioni per mantenere con consapevole soddisfazione in vita i propri blog:

  1. I blog hanno più possibilità di essere trovati sempre grazie al Seo (Google). Prendete un vostro post. Uno che avete viralizzato inserendolo anche, per raggiungere più contatti possibili, su Facebook. O che avete introdotto, modificandolo su Snapchat o sulle Stories di Instagram. Adesso googlatelo inserendo il titolo. Quanti risultati avete ottenuto? Quanti rimandano al blog stesso e quanti ai social? Esatto. Questa è la prima ragione. Devo aggiungere altro?
  2. Il blog è per sempre, i social, chissà. I social hanno una valenza tattica, compulsiva, immediata, a breve scadenza e di breve durata. Stimolano engagement, per carità, ma quante volte tornate sullo stesso post sui social a rivivere l’esperienza? Il blog, con i suoi post, sono sempre lì. Li si trovano fra un giorno, un mese, un anno. Possono essere modificati, aggiornati, riposizionati o rinfrescati con l’aggiunta di nuove parole chiave – e Google lo apprezza e non vi penalizza -.
  3. Il motore di ricerca è un archivio – è una delle caratteristiche principali degli ipertesti -. Se 20 anni fa aveste cercato un articolo comparso sul Corriere della Sera, avreste dovuto recarvi in Via Solferino, chiedere autorizzazioni per accedere agli archivi e rimanere occupati ore nella ricerca – dovendo sapere, peraltro, da dove partire o in quale periodo concentrare le ricerche -. Con il motore di ricerca, lo stesso che trovate all’interno del sito del corriere.it, la soluzione appare davanti ai vostri occhi in pochi secondi. Soluzione che con Facebook, Instagram, Twitter non è possibile, se non quando un post possiede degli hashtag – ma non tutti, ancora oggi, li inseriscono in ogni post -. Senza contare che le stories sono come i messaggi video di Mission Impossible: hanno vita breve.
  4. Proprietà del dominio vs successo dei social. 8 anni fa, quando ho iniziato a muovermi nel mondo dell’insegnamento e della formazione, proponevo corsi sui blog poiché non era ancora un trend saturo e quasi nessuno insegnava l’importanza dell’utilizzo di questo strumento in chiave comunicazione. Poi ho iniziato a parlare di blog e riviste digital, magazine e blogzine inserendo i primi social. Oggi tutto è digital. Nel 2007 Facebook muoveva i primi passi e tutti ignoravano il resto. Poi Twitter sembrava il grande competitor incastrando in quei 140 caratteri il proprio successo, ma anche il proprio limite – motivo per cui ormai da anni il dibattito è: “togliamo il limite mutilando l’identità di questo social oppure lo manteniamo, alienandoci tutti quei clienti possibili che non amano ridurre la propria espressione a quel numero lì di caratteri?” -; poi arrivò Pinterest che subì il sorpasso di Instagram che venne acquistato da Zuckemberg che voleva acquistare anche Snapchat, ma che al rifiuto di Evan Spiegel di vendere, si incaponì trasformando Instagram nel suo più acerrimo nemico… che mio padre al mercato comprò. Ovvero, i social sono un ambito in rapida, complessa e spesso non prevedibile evoluzione – o involuzione -. Ergo se abbiamo un blog nostro, qualche chanche in più di veicolarlo senza sottoporlo alla buriana dei social, è una “certezza” in più. (Viviana Musumeci)
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