Candela Pelizza è come una matrioska russa: ogni volta che ne estrai una pensi che le soprese finiscano lì, invece subito [...]
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Candela Pelizza: “Se sai stare in piedi da sola, puoi andare ovunque”

Feb 14 / 2019 6:45AM

L’influencer, modella, creativa e mamma a colloquio con VM-MAG

Candela Pelizza è come una matrioska russa: ogni volta che ne estrai una pensi che le soprese finiscano lì, invece subito dopo, ti stupisce, tirandone fuori un’altra, un’altra e un’altra ancora.
Ma facciamo un passo indietro: la conoscenza con Candela, fino al giorno dell’intervista a Milano, al Grand Hotel Et de Milan, era virtuale. Lei è la mamma di Martin, adorabile bimbo, terzo di tre figli – il padre è il regista e creativo Virgilio Villoresi, mentre le prime due figlie hanno come padre il designer Fabio Novembre – e spesso mi ritrovo a commentare le cose tenere e simpatiche che fa, oltre, chiaramente, a mettere like ai post fashion di Candela.
Lei, quando scrive sulle stories, usa il candelese, ovvero un linguaggio condito di esotismi ispanici che tradisce le sue origini argentine e che, non so perché, mi ispira atmosfere che profumano di sangria, di spezie e palme, ma non so come, contemporaneamente, sanno anche di borotalco, cannella e di allegria. E tutto questo rende il suo Instagram, che potrebbe essere l’ennesimo profilo patinato della “solita” it girl o influencer, un connubio di immediata simpatia, freschezza e spontaneità, dall’alto dei suoi 539mila follower.
Candela non ha problemi a postare i suoi difetti, prendenosi apertamente in giro in maniera autoironica. Quando ci sediamo a bere un té verde al bar del Grand Hotel et de Milan in una fredda mattina di gennaio, la osservo e noto che ha mantenuto una freschezza nel volto, sebbene si lamenti, ma non in maniera lagnosa, delle occhiaie a causa della sveglia improvvisa a notte fonda, imprevisto che la spinta ad alzarsi alle 2 del mattino senza poi ricoricarsi. Una freschezza da ricollegare a una luce speciale che vibra nei suoi occhi, quella della “bambina felice e curiosa”. Candela inizia l’intervista…nel senso che mi pone molte domande, tanto che le devo ricordare che l’intervistata è lei. La chiacchierata si avvia naturalmente sul tema dei figli.

Come educhi Martin, visto che sei mamma di tre figli e le sue sorelle sono, ormai, grandi?

Innanzitutto, quando è nato, ho continuato a lavorare, e ho preso una tata part time. Successivamente, ho preferito optare per due tate part time, in modo tale che anche loro avessero i loro spazi personali. Grazie a questo stile di vita, Martin è molto autonomo e sa stare già con tutti. Ma riesce anche a stare da solo, senza problemi. Ogni tanto mi dice, facendomelo capire, che se ne va in camera sua e vuole stare da solo (ndr Candela lo dice ridendo e mimando il gesto)

Che tipo di famiglia siete?

Virgilio lavora tantissimo e il lavoro che fa, spesso gli fa fare orari pazzeschi. Le bambine stanno una settimana con me e una con il padre, ma abitiamo vicini a pochi minuti di distanza, per cui la gestione è più semplice. Quando stanno con Fabio fanno tantissime cose; quando stanno con me, ci piace fare le casalinghe e il sabato ci dedichiamo al relax e alla noia. Perché credo sia giusto non fare gli animatori intrattenitori dei propri figli. Devono essere in grado di gestirsi e devono anche essere capaci di non fare assolutamente nulla, visto che le vite sono già caotiche e frenetiche.

A che età sei arrivata in Italia?

Avevo 17 anni. Mia sorella ed io siamo gemelle omozigoti e abbiamo iniziato a essere invitate a prendere parte ad alcuni provini per diventare modelle perché ci hanno notate, dopo che abbiamo accompagnato una nostra carissima amica colombiana a una selezione per modelle. Quando ci hanno invitato a venire in Italia per iniziare a lavorare, mio padre non voleva lasciarci partire; lui è stato un giocatore di basket e fin da giovanissimo, ha viaggiato tantissimo in giro per il mondo. Mia madre glielo ha ricordato e per questo ci ha fatto venire in Italia a Milano per un mese. Poi, il mio agente lo ha raggiunto in Argentina per farsi conoscere e chiedergli di affidarci a lui. Ed è così che si è convinto definitivamente e ci ha lasciato partire. Da lì poi, mia sorella ha smesso perché voleva fare altro nella vita, mentre io ho continuato. La verità è che ho fatto la modella perché mi ha consentito di viaggiare per il mondo. Ho vissuto a Parigi, New York e persino in Giappone, prima di approdare e fermarmi in Italia.

E poi?

E poi sono arrivati Fabio, con cui mi sono fidanzata molto giovane e, dopo un po’ anche le mie figlie. Io ho iniziato a chiedermi che cosa avrei fatto dopo, tanto che ho anche collaborato con una mia amica come stylist. Sono tornata a fare la modella ma per i fitting. Un’esperienza pazzesca perché ho lavorato a stretto contatto con designer come Dolce&Gabbana. Ho lavorato anche per Moschino, quando il direttore creativo era Rossella Jardini. Con lei, ho stretto un rapporto bellissimo e tra l’altro, questo lavoro mi impegnava solo durante alcuni giorni della settimana, poi, nel pomeriggio, staccavo alle 4 e me ne andavo al parco con le mie figlie. Meraviglioso.

E da qui come sei arrivata a fare l’influencer?

Il salto verso questa direzione, l’ho fatto con Grazia, quando sono diventata una it girl. E’ così che ho incominciato a crescere sui social, e soprattutto mi sono accorta che le cose erano cambiate, perché prima, le aziende che volevano lavorare con me, chiamavano il mio agente. Grazie a Instagram, hanno iniziato a contattare direttamente me e questo mi ha fatto capire che le cose stavano evolvendo in un’altra direzione. E’ così che Eleonora (ndr Carisi) di cui sono molto amica, ma anche Paolo (ndr Stella) hanno iniziato a farsi seguire da Alfonso Liguori come agente e così, sono arrivati anche gli altri. Non solo: se prima comparivo nelle immagini posando un po’ come quando facevo la modella, poi ho capito che era più interessante anche per le aziende, proporre dei veri e propri progetti creativi ed è questa la direzione che, a un certo punto, ho preso, tanto che mi capita anche di lavorare a progetti senza comparire. E questo, a volte, mi piace anche di più.

A proposito di progetti, a cosa stai lavorando?

Ho lavorato, di recente, a un progetto di Borbonese che verrà presentato durante la Settimana della Moda Donna.

Tu sei buddista. Come fai convivere questa pratica con il mondo della moda? E’ un connubio possibile?

All’inizio me lo chiedevo anche io e pensavo che fosse una contraddizione, poi ho capito che la spiritualità la vivi in qualsiasi cosa tu faccia e che, proprio il mondo della moda, che è fatto anche di difficoltà e situazioni che non sempre sono piacevoli, è uno di quelli in cui viverlo appieno. Io, senza parlare, cerco di arrivare al cuore delle persone perché tutti abbiamo dei dolori o degli scudi che mettiamo, a volte, per non farci ferire o colpire dagli altri. Io non forzo le persone, ma arrivo con pazienza, senza forzare le situazioni.

Come vedi il tuo futuro fra 5 anni?

Non mi sono mai vista nel futuro. Ho vissuto intensamente questi 20 anni, ho lavorato tanto e questa è un’ottima base per avere poi un ritorno, però non mi sono mai detta: “Voglio fare questo o quest’altro”. Io, solitamente, quando mi pongo la fatidica domanda ” E adesso cosa faccio?” – quella che, ad esempio, mi feci quando nacquero le mie figlie e pensavo di aver terminato la mia carriera nel mondo della moda -, mi rispondo in questo modo: “Sei in grado di badare a te stessa? Ce la fai a stare in piedi sulle tue gambe in tutte le situazioni?”. La risposta è affermativa, e questo mi basta per rasserenarmi e non farmi altre domande. (Viviana Musumeci)

 

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