La notizia è rimbalzata su tutte le testate digitali e sui social del fashion system: Conde Nast farà scomparire dalle [...]
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Conde Nast chiude alcuni giornali della galassia Vogue, Dolce&Gabbana taglia l’adv ai giornali, redazioni spostate all’estero: cosa sta succedendo all’editoria della moda?

Lug 31 / 2017 6:00AM

I cambiamenti che stanno avendo luogo nell’editoria fashion non fanno presagire delle vacanze serene a chi lavora nel settore

La notizia è rimbalzata su tutte le testate digitali e sui social del fashion system: Conde Nast farà scomparire dalle edicole a breve Vogue UomoVogue BambinoVogue sposa e Vogue accessori. La casa editrice americana non è nuova a questo tipo di azioni – a giugno l’headquarter aveva chiuso Style.com per stilare una partnership con il sito di e-commerce Fartech e qualche anno fa, aveva calato la saracinesca anche sull’edizione ellenica di Vogue-, certo è che a pochi mesi dalla morte di Franca Sozzani che ha guidato il magazine e le sue estension per molti anni, questa mannaia improvvisa lascia molto perplessi – l’unico a salvarsi è l’edizione tradizionale diretta da Emanuele Farneti – e stimola domande e riflessioni.

Innanzitutto, perché proprio dopo la scomparsa della “zarina della moda” la famiglia Newhouse ha deciso di fare piazza pulita in un solo colpo di quattro testate? I problemi sono di tipo pubblicitario? La raccolta non copriva più i costi di questi quattro giornali? Tutto questo è accaduto all’improvviso o Franca Sozzani era riuscita a “contrattare” la loro sopravvivenza nel tentativo di salvarli o, perlomeno, fino alla sua uscita di scena? Ma soprattutto se questi magazine che presidiavano ambiti come quello degli accessori, degli abiti da sposa, degli abiti per bambini, verranno chiusi, che cosa significa in termini di mercato, sia editoriale, sia a livello merceologico?

A parte i giornalisti che, inevitabilmente, anche se con 4 annualità di stipendio, saranno lasciati a casa, ciò che è evidente è che i giornali non sono fatti solo di notizie e approfondimenti, ma sono dei generatori di relazioni e sistemi e quello attuale dell’editoria della moda sta soffrendo, ormai, da parecchi anni.

Lo avevamo già anticipato in esclusiva qualche settimana fa: Dolce&Gabbana ha tagliato pesantemente – si parla di cifre a 5 zeri – l’adv su alcune testate di moda molto importanti, preferendo i propri canali social, in particolare, l’account Instagram di Stefano Gabbana; inoltre, anche in altre case editrici concorrenti di Conde Nast, non si respira un’aria di leggerezza pre-vacanziera: la scorsa settimana, nel clima di generale insoddisfazione e timori, che da qualche tempo avvolge anche casa Hearst, si è concretizzato con uno sciopero per un giorno intero. Inoltre, nella casa editrice che ha già trasferito la redazione dei giornali digital a Chiasso, ormai il timore che lo stesso trattamento possa, prima o poi, toccare anche alle redazioni tradizionali è più che diffuso e visto che la maggior parte dei giornalisti e redattori ruota intorno alla capitale meneghina, si può solo immaginare il disagio provato da chi timbra in Maciachini in questi giorni. La casa editrice è al lavoro per il lancio del corrispettivo digital in italiano di Esquire – il nome del direttore è ancora segretissimo, ma i rumours lo danno per un outsider “fuori” dal mercato che sarà annunciato durante la prossima settimana della moda -, ma questo non lascia, comunque tranquille le altre redazioni.

Quello che si sta prefigurando è una vera e propria moria di un sistema, che genera indotto – basti pensare ai fotografi, ai collaboratori, agli uffici stampa, alle agenzie pubblicitarie – oltre a fare star in piedi famiglie intere; ma anche le aziende stesse del comparto moda si possono trovare in difficoltà poiché la loro comunicazione può essere affidata ai canali digital interni, ma un giornale che ne attesti la qualità o che ne racconti gli avvenimenti, rimane sempre un caposaldo dell’informazione, oltre che della comunicazione stessa. Al momento,  all’orizzonte, non si vedono ancora alternative a questo sistema che dura, in fondo, da secoli e, l’alternativa non può essere solo il digital -. (Viviana Musumeci)

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