Le donne che esercitano le professioni legali sono le prime ad avere cognizione dei propri diritti e proprio in forza di ciò [...]
Questioni di donne / 0 Comments / 143 View

I diritti delle donne nelle professioni legali

Gen 09 / 2019 6:26AM

Anche in ambito legale, dove le professioniste superano il numero degli avvocati, c’è molto da fare in fatto di pari opportunità

donne che lavorano
Le donne che esercitano le professioni legali sono le prime ad avere cognizione dei propri diritti e proprio in forza di ciò dovrebbero essere le prime a rivendicarli.
In realtà, il processo per la femminilizzazione dell’avvocatura è avvenuto lentamente ed ha subito una evoluzione significativa solo agli inizi degli anni ottanta.
Ma a tutt’oggi, benché le donne avvocato siano numericamente superiori agli uomini, non esiste ancora una parità effettiva, né quanto a reddito né quanto a rappresentanza. Si registra, infatti, che il reddito medio di categoria degli avvocati/e iscritti/e alla Cassa forense, nel 2017, è stato pari a 38.000 euro, ma va sottolineato che la sua distribuzione, come si anticipava poco sopra, è tutt’altro che uniforme, in quanto gli avvocati percepiscono mediamente 52.700 euro, mentre le avvocate circa 23.000 euro.
Inoltre, molti sono gli stereotipi di genere che accompagnano la carriera delle donne avvocato, infatti, comunemente si ritiene che siano più “competenti” ad occuparsi di questioni familiari, condominiali e contrattuali, mentre sono ritenuti tipicamente maschili settori più tecnici e più redditizi, quali il diritto societario, tributario e il diritto penale.
A ciò si aggiunga che la professione dell’avvocata è condizionata dalla conciliazione famiglia-lavoro (il fenomeno della cosiddetta doppia presenza) e che quest’ultima è complicata dalla limitata disponibilità di forme di lavoro “flessibili”, in quanto l’organizzazione della professione forense è costruita su ritmi prettamente maschili.
Anche il linguaggio giuridico è un linguaggio conservativo maschile, come lo testimoniano chiaramente tutti i testi giuridici che usano il, cosiddetto, maschile inclusivo, quando, in realtà, nella lingua italiana il maschile (che non è neutro) esprime concetti relativi al genere maschile e non anche al genere femminile.
C’è dunque, ahimè, ancora molta strada da fare in direzione di una effettiva libertà femminile all’interno di una società foucaultianamente “governata” dal “potere maschile”. (Elena Polesana)

 

Avvocato Elena POLESANA
Studio legale
Via Roma 22
32032 Feltre
tel. 0439.1980304 , cell. 3283841147
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