Nei giorni scorsi sulla pista ciclabile di Lecco che collega Pescarenico a Rivabella, costeggiando l’Adda e il lago, [...]
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Donne e sicurezza: no alle zone franche

Feb 15 / 2016 7:00AM

Nei giorni scorsi sulla pista ciclabile di Lecco che collega Pescarenico a Rivabella, costeggiando l’Adda e il lago, due donne sono stata molestate mentre stavano correndo da sole. E’ successo alla mattina presto – verso le 7 – e alla sera – verso le 18. In entrambi i casi, era buio, ma non erano orari strani. Se pensiamo che negli Stati Uniti, in città con alti tassi di delinquenza, le donne non solo corrono a qualsiasi ora del giorno e della notte – sì, lì capita che le donne possano essere manager o imprenditrici e avendo molti impegni durante la giornata, succede che decidano di andare a correre alle 5 del mattino o persino alle 23. Per non dire poi che le donne, sempre in città come New York, prendono la metropolitana anche a mezzanotte da sole -, ma si muovano da sole per uscire a cena, andare a bere un drink oppure viaggino per chilometri e chilometri, a volte, persino nel deserto, fa specie, nel 2016 sentirsi dire, come se fosse la cosa più normale e facendola passare per saggezza popolare: non andate a correre da sole sulla pista ciclabile.

Qualche mese fa una runner,  Ivana de Martino, ha subito non una molestia bensì due tentativi di stupro mentre si allenava a Milano in un parco. Questo l’ha fatta per caso desistere dal continuare? No, tutt’altro. Non solo ha continuato, ma ha addirittura creato una maratona per sensibilizzare l’opinione pubblica. Non sono le donne che non devono andare a correre o a camminare. Sono gli uomini che devono essere educati fin da piccoli a rispettarle e a non molestarle, o tentare di violentarle.

Ma il mondo va alla rovescia, per cui, se assistiamo a una molestia è la donna che deve preoccuparsi perché è solo un suo problema.

Quindi chi dispensa con saggezza questo tipo di consiglio pensa che in questo modo il problema sarà risolto, come se esistessero zone in cui si praticano stupri e zone in cui le donne sono tranquille. Chi è donna lo sa: non esistono luoghi e ambienti in cui si sia al sicuro. Può essere un compagno di scuola, un collega di università, di lavoro, un amico, persino un parente. In cucina, in bagno a una festa, alla macchinetta del caffé. Per non parlare poi degli ambienti maschilisti. La cosa amaramente ironica è che spesso il consiglio proviene da chi parla in termini di”nostre donne”. I “leoni da tastiera” che non hanno rispetto alcuno per la vita umana – basta leggere i commenti sui social in cui elogiano gli affondamenti di gruppo, perché sì, ovviamente, molestia è sempre sinonimo di profugo ed extra communitario -, persone che tengono tanto alle donne che se arrivasse un’invasione vera dell’Isis, sarebbero le prime a fare indossare il burqua perché la donna che pensa e che parla dà fastidio a qualsiasi troglodita, di qualsiasi razza, religione o cultura. E tu vaglielo a spiegare che, in una società multietnica può anche succedere che, ovviamente, un extra comunitario possa delinquere perché la delinquenza non è sinonimo di religione, ma di carattere personale e cultura, ma che ancora oggi le statistiche parlano chiaro: in Italia i femminicidi sono ancora ad opera, prevalente, di italiani doc. Quante volte avete sentito amiche o parenti dire: ” Poveretto, meriterebbe di dare un paio di ceffoni a quella stronza di moglie, fidanzata?”. Quante volte avete avuto delle amiche che vi hanno detto: “Mi ha dato uno schiaffo, ma sai, questa volta me lo sono davvero meritata. Non è che lo fa sempre. Dai, può succedere una volta ogni tanto”. O quando vi capita di esprimere opinioni che vanno contro il pensiero della massa che allora “siete delle oche” e non capite nulla perché non dite quello che gli altri vorrebbero sentirsi dire. Maschilismo che appartiene spesso anche alle donne. Le donne non sono di nessuno se non di loro stesse. Non esistono zone franche e divieti di accesso. Le donne vanno ovunque. Intensifichiamo i controlli, rendiamo le pene certe, denunciamo e cambiamo semmai la mentalità becera maschilista che incontriamo, non una volta all’anno sulla pista ciclabile, ma tutti i giorni, a partire dalle nostre famiglie. (V.M)

teleunica viviana musumeci

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