Se siete scettici sulla legge dell’attrazione, questo post non fa per voi. Però se siete tra quelli pensano che io sia [...]
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La legge dell’attrazione e le conseguenze sulla mia vita

Apr 07 / 2016 6:00AM
viviana-musumeci-cookingjournalist-lakecomo-lariostraordinario

Se siete scettici sulla legge dell’attrazione, questo post non fa per voi. Però se siete tra quelli pensano che io sia una persona determinata, focused – come dicono gli americani – che sprizza, se non gioia, almeno soddisfazione per il tipo di vita che conduce e siete curiosi di sapere la ragione, allora prendetevi qualche minuto e leggetevi questo post, perché magari potrà cambiare in meglio le vostre vite. Ho scoperto la legge dell’attrazione – con non pochi scetticismi, in passato – da un paio di anni. In realtà, la mia mente ha fatto di tutto per non crederci, perché sono razionale, perché essendo una che ancora oggi studia tanto – per il lavoro che faccio e perché mi piace -non prendo mai troppo sul serio i “guru” o i coach motivazionali; e un po’ anche per paura, perché essere consapevoli che abbiamo una grande influenza sulle nostre vite, in realtà è una grossa responsabilità, in quanto non possiamo dare le colpe alla sfortuna o agli altri quando le cose non vanno come pensiamo che vorremmo andassero.

La legge di attrazione, in poche parole, è il “chiedi e ti sarà dato” che Gesù amava dire nel Vangelo, possibilmente guardando in cielo.

Perché non c’è davvero nulla di male nel chiedere, diciamo così, all’Universo, di darci quello che desideriamo, a patto che con il nostro desiderio non danneggiamo noi stessi e gli altri. Ad esempio: chi di noi non è cresciuto con l’idea che il denaro sia qualcosa di negativo? O che se se ne ha troppo, c’è qualcosa di sbagliato per cui meglio poco perché altrimenti, se ne avessimo tanto, ci faremmo prendere dall’avidità? E ci dimentichiamo, che invece, il saggio dice che è l’amore per il denaro è lo sterco del diavolo e non ciò che di buono si può fare con quel denaro – soprattutto per gli altri e per migliorare le loro vite -. Ecco, questo è, ad esempio, uno dei limiti più grandi che ho avuto per tutta la mia vita, un limite da cui mi sto sdoganando solo negli ultimi anni. Pensare di non meritare il denaro guadagnato con un lavoro che adoro. Un limite che mi sono portata dietro come un bagaglio che rallenta ogni passo per tantissimi anni perché sono cresciuta con un modello educativo impartitomi in famiglia dove il lavoro è un dovere e si deve assolvere costi quel che costi e che il piacere è relegato fuori dal lavoro. Se si cresce con questo tipo di modello educativo, che poi diventa una pratica culturale, si arriva a pensare che se fai un lavoro per divertimento, sei una persona immorale e che se guadagni, per giunta, quando ti diverti a fare il tuo lavoro, sei assolutamente un mostro che ha avuto anche un botta di c..o che però non potrà durare per sempre. Per questo nei primi anni della mia vita ho avuto un lavoro fisso che detestavo, ma – fortunatamente -nel tempo libero scrivevo e studiavo. Questo è stata l’ancora di salvezza. Ricordo che 26 anni fa una persona – ero una studentessa universitari ai primi anni di Iulm -mi chiese che cosa volessi fare nella vita: le dissi che non avevo idea di che nome avrebbe avuto la mia professione, ma che se avessi dovuto seguire il mio sogno e ascoltare me stessa, avrei voluto mantenermi studiando, insegnando e scrivendo. Oggi a pochi giorni dal compimento del mio 45o compleanno, con un percorso a ghirigori, senza santi in Paradiso, senza spinte, se non quelle delle persone che hanno creduto in me durante il mio percorso professionale – perché esistono queste persone e sono sempre grata loro di aver avuto fiducia in me e di avermi supportata -, posso dire che il sogno di 26 anni fa si è realizzato. Studio – questo per stare al passo con i tempi. Leggo tantissimo di critica, internet, informazione, comunicazione, fotografia, arte, moda, creatività, ecc. -; insegno – giornalismo della moda, editoria della moda ed editoria digital+blogging, e tengo anche seminari sul lusso – e scrivo – sul questo magazine, su Illy Words; sta per uscire la mia prima guida dedicata al territorio in cui vivo, ovvero il Lago di Como, ho un romanzo nel cassetto che prima o poi tirerò fuori; e produco contenuti editoriali per ogni tipo di piattaforma e mezzi, da quelli tradizionali a quelli digital. Ah, faccio anche #cookingclass con gli stranieri sempre qui sul Lago di Como, perché cucinare è sempre stata la mia passione e trasferire energia positiva attraverso i piatti che preparo è, indubbiamente, un’esperienza unica – a quanto dicono, perlomeno, le persone che fino ad oggi si sono affidate a me -. Fatica ne faccio? All’inizio sì, poi sempre meno. Sapete perché? Perché sono focalizzata sulla parte costruttiva e positiva di ciò che faccio. Non penso mai alle conseguenze negative, perché so che riesco sempre a portare a termine i miei progetti. Non mi fermano i giudizi degli altri – che poi sono semplicemente le proiezioni delle loro paure -, non mi fermano i dubbi, le maldicenze, né, tanto meno, le difficoltà che oggettivamente incontro come tutti. Mi sento come se avessi uno scudo, tipo Wonder Woman con i suoi braccialetti. Tutto questo perché ho immaginato la mia vita, l’ho desiderata intensamente – un piccolo aiuto arriva anche dalla meditazione, che le onde celebrali arrivano prima al Destinatario – e adesso la vivo in serenità. E ho lavorato su me stessa e sul modello negativo legato, ad esempio, alla percezione del denaro. Io me lo merito, perché lavoro duro e perché sono capace di gestirlo in maniera costruttiva, quindi non ho più sensi di colpa legati a esso. Tutto questo vale anche per la vita privata. E voi? Siete soddisfatti di ciò che avete? Siete consapevoli del grado di responsabilità che avete nella realizzazione dei vostri sogni? (V.M)

Viviana Musumeci ritratta da Ian Stuart per Lario Straordinario

Viviana Musumeci ritratta da Ian Stuart per Lario Straordinario

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