In occasione di Lecco, il lago, le stelle, l’evento eno-gastronomico ideato da Giovanna Bettega e che si terrà venerdì [...]
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Lecco, il lago, le stelle: Theo Penati

Set 07 / 2015 6:01AM

In occasione di Lecco, il lago, le stelle, l’evento eno-gastronomico ideato da Giovanna Bettega e che si terrà venerdì 11 settembre a Lecco in piazza Cermenati e in Piazza XX Settembre, #VM-MAG intervista alcuni degli chef che prenderanno parte con le proprie specialità alla serata. Si inizia con Theo Penati del Ristorante Pierino Penati.

Photo via culinarynutrition.it

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Com’è nata la sua passione per il cibo, ma soprattutto per la cucina?

E’ abbastanza facile. Io sono figlio di ristoratori che a loro volta erano figli di ristoratori. Nella mia famiglia il cibo è sempre stato al centro di ogni conversazione. Mangiavamo, facevamo ricerca, se ne parlava e io ero molto curioso. I miei nonni erano molto orgogliosi del fatto di lavorare bene. E mi hanno trasferito la voglia di fare attenzione al cibo, anche al modo di servirlo e offrirlo facendo sempre attenzione alla qualità del cibo perché è quella che fa la differenza e fa sì che il cliente torni.

Chi è la persona che le ha trasferito questa passione?

Sembra strano ma io non volevo fare il cuoco e ho studiato ragioneria. Il mio primo impiego è stato quello di lavorare come impiegato nel ristorante di Gualtiero Marchesi, amico di famiglia per cui ho sempre nutrito grande stima. Lui mi ha contaminato facendomi vedere il bello della cucina perché a quell’età, quanto i tuoi amici si divertono, chi lavora in cucina vede solo il brutto.

Qual è il suo cavallo di battaglia e cosa le piace, invece, mangiare?

Il nostro piatto per antonomasia è il risotto in tutti i modi. Noi siamo attentissimi. Alle regole chiave per fare il risotto e mantecarlo. Il segreto è farlo cremoso e contemporaneamente al dente, usando grandi materie prime, a cominciare dal riso acquerello. Con la mia squadra siamo riusciti a preparare 5000 risotti in una sera. Da guinnes. I piatti che, invece, mi piace mangiare sono quelli del lunedì, ovvero di quando sono a riposo. In realtà sono quei piatti semplici che non riesco a mangiare solitamente, anche un piatto di pasta al sugo con tonno. Ovviamente, gli ingredienti sono di primo livello. Ma è vero comfort food.

Che cosa rappresenta per lei, Lecco, il lago e le stelle?

Un evento che fa intendere che il food non è solo a Milano.  Noi cerchiamo sempre di fare qualcosa per il territorio, ma è estremamente difficile. Le istituzioni dovrebbero supportare un po’ di più.

Qual è la qualità che non dovrebbe mai mancare a uno chef?

L’umiltà. Che poi è una caratteristica che, a dire il vero, non dovrebbe mancare a nessuno.

Come vede questa attenzione dei media sulla professione degli chef?

La tv in cucina va bene se si fa cultura: se si fa solo spettacolo è fine a se stesso. (V.M)

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