La natura è perfetta e per questo per alcuni creativi è una fonte di ispirazione senza fine, come nel caso della designer di [...]
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Maya Sabbatini: il mondo organico si trasforma in gioielli

Apr 11 / 2017 6:18AM

Una linea di “sculture” che vanno oltre il mondo dei jewels

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La natura è perfetta e per questo per alcuni creativi è una fonte di ispirazione senza fine, come nel caso della designer di gioielli Maya Sabbatini che attinge al mondo dell’organico per realizzare gioielli di fascino e suggestivi che di certo, lasciano il segno. Delle piccole sculture da indossare da sole o in abbinamento con altri, ma pur sempre dall’identità e dalla personalità molto forte, come chi li indossa. VM-MAG ha intervistato Maya Sabbatini

Dove si è formata e come è nata la sua passione per i gioielli?

La mia passione per i gioielli nasce molti anni fa, più nello specifico inizia fin da bambina con l’amore per le pietre e i fossili, passione che mi ha inseguito poi anche negli anni a venire. Infatti nel 2011 mi trasferisco a Roma per frequentare il corso di Oreficeria e Gioielleria all’Accademia Delle Arti Orafe dove apprendo le tecniche base della gioielleria. Una volta uscita dalla scuola però inizio a studiare da autodidatta la tecnica della cera persa, e nel 2015 nasce il mio sito e man mano le varie collezioni.

Quali sono le sue fonti di ispirazione?

Nel mio lavoro mi ispiro principalmente a forme organiche quali piante, fiori o anche parti anatomiche. C’è un’intera collezione ispirata completamente alla carta (dal nome “Paper Cuts”), una carta arrotolata e stracciata, morbida alla vista ma estremamente d’impatto una volta indossata. Oppure nella mia ultima collezione, Kuroi*Hana (“Fiore Nero” in giapponese), ho ricreato dei gioielli come fiori di ispirazione giapponese, ossidandoli – quindi rendendoli “neri” – e applicando foglia d’oro e smalti colorati. L’ispirazione e il filo conduttore principale di tutto il mio lavoro, in ogni caso, sono le superfici irregolari, ruvide e a volte spigolose, il contrasto tra il bianco e il nero creato dall’argento lucidato e il nero dell’ossidazione, il metallo non levigato, ma “polveroso” e quasi scrostato.

Dove realizza materialmente i suoi gioielli? Con quale tecnica?

Il lavoro lo svolgo per il momento a casa. Sono tornata recentemente nella mia città natale dopo aver vissuto qualche anno a Roma, e ho una mansarda allestita a laboratorio dove passo la maggior parte del mio tempo a disposizione. I gioielli sono tutti creati con la tecnica della cera persa, metodo grazie al quale mi è possibile sperimentare sempre forme nuove e mi permette di buttare giù delle idee anche al momento, ricercare la forma giusta, spesso anche distruggere un prototipo e ricominciare da capo…

Come avviene il processo creativo?

A volte un’idea nasce di getto, altre volte un percorso cresce piano piano, prima nella mente, poi su carta. Lavorando con la cera, la bellezza è che posso creare le forme a me congeniali, le forme irregolari e ruvide che appartengono alla mia ricerca di forma, dove spesso c’è un significato ben preciso dietro, e dove altre volte nascono di getto ed improvvisamente, ma sempre con la mia impronta stilistica.

Qual è l’idea di donna che c’è dietro questo tipo di gioielli?

Quando penso una creazione penso a me, rifletto sui miei gusti, su una sensazione, su un certo significato, e cerco di riprodurlo in un oggetto, quindi indubbiamente vedo un’altra me che compra un mio oggetto! C’è da dire che la quasi totalità dei miei gioielli sono stati pensati per essere pezzi unici non riproducibili, quindi l’idea è quella di una donna che vuole qualcosa che sia solo suo, che le appartenga come unico pezzo realizzato.

A quando la prossima collezione?

Sto proprio lavorando in questo momento ad un nuovo progetto che esce un po’ fuori dagli schemi del mio “genere”. Mi ha divertito moltissimo la realizzazione e ancora sono nella fase di work in progress ma molto presto vedrà la luce, quindi ancora mantengo il segreto!

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