Fate un respiro profondo prima di rispondere a questa domanda e non fatevi influenzare dalle convenzioni sociali Lo so, la [...]
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Si possono portare i figli al lavoro? Ecco le 4 regole

Nov 01 / 2016 6:00AM

Portare i nostri figli là dove trascorriamo la gran parte delle nostre giornate. E’ fattibile?

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Fate un respiro profondo prima di rispondere a questa domanda e non fatevi influenzare dalle convenzioni sociali

Lo so, la questione è scottante e di primo acchito, alla domanda se si possono portare i figli sul posto di lavoro, la maggior parte di voi, si vedrebbe imbiancare i capelli in un nanosecondo, perché ammettiamolo, ormai, l’argomento bambino in luogo pubblico e rapporti sociali con gli adulti, è diventato – quasi – un tabù. Negli articoli che compaiono sui giornali, quelli con i titoloni strombazzati a caratteri cubitali “Il ristoratore dice no ai bambini”, “L’albergo è più tranquillo se è kids free”, hanno diffuso il panico, per taluni genitori frustrazione, per altri sensi di colpa e poi, diciamolo, ci sono anche quelli del “li abbiamo fatti, mo’ ve li cuccate anche un po’ voi” – categoria odiossissima, peraltro -. Eppure…sì, c’è un eppure. Vi dico la mia. Per me dipende. Dal lavoro che fate, dai capi e colleghi che avete, dall’ambito, ma soprattutto dal…diretto interessato, ovvero il bambino. Tutti noi siamo i primi a pensare che il luogo di lavoro non è adatto ai bambini: si spazientiscono, si annoiano, si innervosiscono e boum, iniziano a infastidire gli altri adulti, ma credo che molto dipenda dalle abitutini che si danno loro. Ecco allora le … regole per educare i figli a venire con voi al lavoro.

      1 . E’ sano portare ogni tanto con se i propri figli perché si fanno un’idea concreta del luogo in cui trascorrete molto tempo. 

La loro testa è spaziosa e l’immaginazione può dare modo di farsi tante idee, a volte carine, altre angosciose. Per questo, portarli con sé, mostrare la propria routine, i posti che frequentiamo con assiduità, è un modo per coinvolgerli nelle nostre vite. Non sempre i nostri figli conoscono tutto di noi. E se non sanno come trascorriamo 10 ore al giorno sulle 24 totali, mostrare loro la scrivania, la macchinetta del caffé o i colleghi, può esser un modo per rasserenarli  e spiegare loro che la “mamma” lavora come tutti.

     2. E’ un eccezione.

Non li portiamo al lavoro tutti i giorni, altrimenti sarebbero adulti e non bambini. E’ una giornata diversa, che può concludersi con una pizza, una visita in un luogo che non hanno mai visto oppure con un acquisto. Sarà veramente memorabile: La Zoe si ricorda ancora quando la portai a 3 anni e mezzo alla sua prima conferenza stampa. Era un evento di lancio di un prodotto beauty e tutti i colleghi mi guardavano malissimo perché avevo osato introdurre una bimba di 3 anni e mezzo a un evento di lavoro. Bisbigliavano e riuscii, persino, a captare la frase di una giornalista che si domandava scioccata: “Ma come si fa a portare una bambina a un evento di lavoro che come minimo si annoierà e darà fastidio anche agli altri?”. Beh, mia figlia rimase per tutto il tempo attaccata con lo sguardo sullo schermo dove veniva proiettato un filmato dedicato al mondo marino. Era rapita, mentre la maggior parte degli adulti, dopo 20 minuti era… stremata. Al termine, gli stessi colleghi che avevano velatamente criticato la mia scelta, si sono avvicinati per complimentarsi e l’unica chiesta dalla mia tenerella è stata di poter mangiare un croissant dal banco del coffee break. Nei giorni successivi, La Zoe raccontava a tutti orgogliosamente la sua avventura e spiegava che il lavoro della sua mamma consisteva nel guardare filmati con i cavallucci marini e mangiare brioche, ma va bene così.

       3. E’ educativo

 Nel nostro Paese, ad esempio in provincia, ancora molte donne “mollano” il lavoro prima ancora di incominciare. Perché se è socialmente inaccettabile che un uomo non lavori, è, ancora, fin troppo, accettato che una donna stia a casa. Ora, è vero, a casa si lavora, ma non tutte le donne lo fanno. In talune fasce sociali, ci sono ancora molte signore che optano, volutamente, per farsi mantenere dai propri mariti perché così si possono dedicare ad altro. Io personalmente reputo che sia, invece, molto importante insegnare, non con le semplici parole, ma con i fatti a “battagliare” anche alle nostre figlie. Lo si fa, mostrandoci mentre lo facciamo. Ho amiche che sono cresciute nel retrobottega di un negozio perché dopo scuola, andavano lì a fare i compiti, mentre le madri lavoravano. Pensiamo anche agli imprenditori di successo che, quando erano piccoli, durante le vacanze estive, raggiungevano i propri padri o genitori in azienda a dare una mano o semplicemente a “respirarne” l’aria. Anche questo è un modo per educare ai valori del “lavoro”, inteso anche come autonomia e capacità di stare in piedi da soli.

         4.  C’è sempre una prima volta e se lo fai quando sono piccoli, è più probabile che lo prendano per un bel gioco.

Certo, molto sta a voi. Se parlate del vostro lavoro in termini polemici, negativi, pesanti, noiosi, probabilmente trasferirete questa sensazione anche ai vostri figli e contribuirà a creare quella cultura del lavoro per cui è qualcosa di brutto ma obbligatorio. Premettendo che come molti, devo portarmi la “pagnotta” a casa, ciò non implica che il farlo, non possa essere estremamente divertente. Ed è così che vorrei che la pensasse anche la Zoe.

Quindi, la domanda è: avete preparato la schiscetta anche per i vostri pupi? (Viviana Musumeci)

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